Ehy Dio…sono Tosco…anche se è il soprannome che mi danno i miei amici e non so se te ci chiami in altri modi, se c’è un divino nome per ognuno di noi, se i tuoi nomi hanno lettere o numeri, se per te numeri e lettere hanno davvero significato poi…chissà cosa usi…forse suoni o odori o radiazioni gamma dallo spazio profondo.
A proposito…con Babbo Natale il problema dell’indirizzo l’hanno risolto, la sede legale sta da qualche parte su al Polo Nord mentre di te bho, mica si capisce, non c’è un posto dove mandare letterine a Gesù, ne francobolli spaziali certificati ESA, l’agenzia spaziale europea. Posso solo ipotizzare che tu stia tipo vicino alla Nube di Oort, spiaggia bianca, mare cristallino ma invece del cielo azzurro lo spazio profondo e miliardi di stelle che illuminano a giorno, nebulose dai mille colori, galassie a perdita d’occhio.
Bella vita te…si.
Ora…di domande te ne vorrei fare tante e in realtà te ne ho fatte molte in questi anni anche se di risposte non me ne hai mai data una. Ogni due per tre ti chiedo cosa ho di sbagliato, di indicarmi la via, di cercare con me l’ago della bilancia che regola la mia vita, perso nel pagliaio del mio cervello confuso ma non sento nulla…non una voce o un sospiro…non una luce anomala che illumina il muro di notte quando non prendo sonno dall’ansia…forse perché da piccolo mi hai anche portato via l’udito dall’orecchio sinistro e la vista peggiora anno dopo anno.
Colpo gobbo.
Lo accetto, a taluni è andata peggio…piogge di fuoco, alluvioni, pestilenze e carestie…dicono che ce lo siamo meritato anche se te lo dico, senza che ti arrabbi, te la sei presa un po’ troppo e non sta mica bene fare cosi tanto l’offeso, stile “non gioco più con voi…cazzi vostri”. C’è gente che è nata da poco che non ha grosse responsabilità ma si ritrova armi puntate alla testa, malattie da destino creativo, genitori pazzi e violenti o culle sanguinolente a forma di cassonetto con sacchetti di spazzature per cuscini. L’acqua ci salva dalla sete e ci annega ad ogni monsone, l’amore è diventata una scommessa ad alto rischio spesso basata sull’egoismo e sugli zeri di un conto in banca, godersi il cielo stellato è reso impossibile dalle città che non dormono mai, immerse in fumi bianchi e alcool a cascata dalle grondaie, si parla con piombo e fuoco, la natura ci odia, la tecnologia ci odia. Le persone si odiano.
Se sapessi il tuo indirizzo ti manderei una cartolina da questa sfera blu…ci metterei un collage di miliardi di foto prese dai TG e dalle sofferenze di ognuno, francobollo da 1.000.000 di dollari con sonda Voyager dorata su sfondo blu cobalto, con in primo piano quel messaggio per l’universo, l’uomo vitruviano inciso sulla superficie simbolo dell’armonia umana. Ti scriverei un invito a fare un salto di nuovo dalle nostre parti, un giretto in questo orticello disastrato dalla grandine, giusto per dimostrarci che la storiella del buono e misericordioso è vera sul serio.
“In verità in verità vi dico”
Te lo scrivo perché mentre sei li che sorseggi cocktail a base di quasar e plasma ionizzato con ghiaccio, agitato e non mescolato, i tuoi adepti continuano a dirci che ci hai creati a tua immagine e somiglianza ma io attorno vedo quasi sempre solo degli stronzi. E se la matematica l’hai creata te, per aiutarci a tenere in piedi case e ponti anche se poi basta una crepa nel terriccio per trasformare il mondo in un Jenga, ecco…
…tra un sorso e l’altro…
…fai due più due.
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martedì 3 dicembre 2013
venerdì 24 agosto 2012
ALL'IMPROVVISO LEI
Mi sono appena seduto
al tavolo del bar della piazza e sono circondato da persone. In realtà i bar
sono due, cosi come le piazze, una di fronte all'altra, contrapposte come Don
Camillo e Peppone e politicamente, ognuno sceglie dove bere i suoi drink. Ho contato
anche i tavoli, in totale sono trenta. Dicono che può aiutare la memoria
contare e soffermarsi sui dettagli ma non ricordo dove l'ho letto. C'è quasi
tutto il paese attorno a me, è serata di festa, quindi nessuno o quasi è
rimasto a casa e potrei andare a rapinare quelle case vuote, frugando tra i
cassetti di ognuno abbastanza facilmente. Ah! Che grande clamore scatenerebbe
in questo paesino dimenticato da Dio! A volte mi vengono in mente queste
situazioni ipotetiche, stile "se avessi un fucile, quante persone
riuscirei ad ammazzare prima che mi prendano?". Non che io sia una persona
violenta o con tendenze omicide, sono scabrosi pensieri su cose che non faresti
mai, come uno che soffre di vertigini che immagina di camminare sul bordo di un
grattacielo al 50° piano, o un multimiliardario che pensa come sarebbe se lui
pagasse le tasse. Arriva la cameriera, abbronzata e bella come il sole nei suoi
20 anni di felicità. Mi chiede cosa voglio, vorrei risponderle "Te",
darle la mano, vestito da Clint Eastwood con il sole alle spalle, sopra il mio
destriero e portarmela via nel deserto.
Apro la bocca,
fissandola in quegli occhi che sanno di mediterraneo e le dico:
"Tè..."
(sospiro)
"...verde...se
non ce l'hai in lattina è meglio".
“Uh, per un attimo
avevo capito che avevi detto te, nel senso di me.. hi hi hi, che sciocca..
scusa se te lo dico ma io sono fatta così, dico sempre quello che penso, a
costo di essere sgarbata. Cmq te lo porto subito il tè verde che è un po' da
sfigatini, del resto anche la tua faccia...hi hi hi, stasera sono proprio tutta
tremendina, sarà il caldo! Se avrei le ferie ci sarei già tutta andata.. hi hi
hi.. Bene; vado e torno col vassoino! ”
In un istante mi fu
chiaro tutto. Lei, così meravigliosa! Ma tipo da restarci abbracciato tutta la
notte a parlare di viaggi e sogni di una vita insieme passata a correre su
spiagge argentate inspiegabilmente deserte, mano nella mano, felici di una
felicità fiabesca! Io e lei, nient'altro che noi. Lei, unica eccezione per cui
rispetterei la rivedibile volontà cristiana per cui bisognerebbe aspettare il
matrimonio prima di unirsi nel sacro vincolo dello scopare. Lei che da sola ha
dato un senso a tutte quelle mielose merdose canzoni di quel fracassacazzo di
Gigi D'Alessio. Lei, il pezzo mancante del puzzle del mio cuore. Lei, che se
fosse una canzone sarebbe "T'innamorerai" di Masini. Lei che se fosse
Giovanna D'arco andrei giù di idrante. Lei, che ha azzerato la mia fobia del
"per sempre". Lei che se fosse lesbica mi toglierei seduta stante il
pipparuolo. Lei che i suoi occhi sembrano stelle comete che mi guidano nel buio
torbido di questo mondo decadente. Lei che se fosse imbarcazione starei a
poppa. Lei che ha moltiplicato per zero le mie attenzioni verso le altre femmine
del pianeta. Lei che è "..e vissero felici e contenti".
Ebbene lei, proprio
lei.. è riuscita a rovinare tutto aprendo bocca in quei dodici nefasti secondi.
Finisce così com'era
iniziata, senza un motivo valido senza un straccio di destino fatato, privato
brutalmente del sentimento più nobile che il mondo governa e a cui anche il più
infimo degli stronzi avrebbe diritto. L'ho amata per davvero, l’ho amata dal primo momento che l'ho vista, è stato 2
minuti fa ne sono ben conscio, ma il mio è stato amore puro ed è inutile
negarlo, la sentivo mia, mi sentivo suo... sognavo la chiesa, sognavo l'altare,
sognavo l'erede. Ora mi sento vuoto, spolpato, scarico, evacuato della mia
anima, depauperato del mio futuro, in questa giornata che poco aveva da dare e
ancor meno ha dato hai deciso di portarmi via l’unico bagliore di luce che mi
ha spinto ad aprire questi occhi stanchi e destarmi da questo confuso torpore
che avrei giurato mi accompagnasse fin nelle braccia dell’amico Morfeo. Sei
lassù che mi guardi e giocoso ti compiaci di avermi reso patetico ancora una
volta, vorrei insultarti ma non lo farò, non perché non te lo meriti ma perché
sono stato educato diversamente, mi piacerebbe sapere come la mia cara madre
spiegherebbe anche questo, come quando sotto il portico l’imbrunire mi faceva
sentire più saggio e le facevo domande a cui puntualmente sapeva rispondere,
non divagava non esitava, puntuale e concisa mi cresceva a parole, mi mentiva
senza ritegno dicendomi che un giorno anch’io avrei saputo tutto questo...
Eccola che torna, con
quel vassoio traballante, la rivedo e sento di essere ancora vivo, sento di
poter perdonare la sua stupidità, sento che un futuro insieme non è ancora
perduto, che il fato non ci ha ancora divisi. Mi parla ma non capisco. So che
di intelligente non vi è nulla e il mio cervello decide di attuare un
meccanismo di difesa che il cuore probabilmente gli impone. Mi sta bene così.
Sul tavolo mi presenta trionfante proprio ciò che con estrema gentilezza le
avevo chiesto di evitare. Una lattina. Sorrido dentro di me, sorrido e la
giustifico come un degno leader protegge la sua squadra, come una polmonite
acuta sul mio libretto di scuola, la colpa è mia, del mio essere ossessionato
dal dettaglio, del non voler seguire un mondo che va avanti, del non accettare
il sacrosanto dovere di assecondare il progresso e poter bere da una cazzo di
lamiera igienizzata e trattata per quell’unico scopo! E allora lo bevo, è pure
sempre thè verde… Caldo come la piscia.
venerdì 17 agosto 2012
SCHIAFFI DI SOLE *
Cerco un bar. Un bar dove trovare refrigerio e prendere giusto un caffè, si perchè anche se non ne ho voglia, è la cosa che costa meno. Mi chiedo se se ne accorgano i gestori di quando uno prende un caffè tanto per giustificare la presenza lì.
Trovarne uno aperto appartiene alle imprese da incorniciare, quelle della pubblicità dell'amaro montenegro. "Chiuso per ferie dal.. chi se ne frega.. al 20 agosto". - "Ma compreso o no?" - mi chiedo sempre io, sebbene a ben vedere non mi interessa niente. Ne trovo uno, proprio sotto allo stabile che sarà sede del mio appuntamento. Un bar modesto ma carino, in cui, seduta dietro il bancone, una vecchia con un ventilatore puntato fisso su di sè mi osserva dei lunghissimi attimi e con l'aria della nonna che scopre la malefatta del nipotino mi domanda con un mezzo ghigno; "Un caffè immagino" - "Si, e... ehm... anche un bel chupa chupa". Eccoci. Se ne accorgono.
Quel mezzo sorriso di scherno mi fa imbestialire; possibile che io sia considerato alla stregua di una pecora tra le pecore? Io che mi considero l'erede del concetto di anarchia, del fare quel cazzo che mi pare, quello che si considera non omologato alla massa? Mi porta il caffè, "una bustina di zucchero immagino" continua, ancora con quel sorriso di chi crede di sapere tutto di te, anche se non ti ha mai visto. Non aspetta nemmeno una risposta, prende la bustina, si accinge a strapparla, mi guarda negli occhi con aria di sfida. "No...5 cucchiaini di sale grazie" rispondo deciso.
Shock.
"Scherza vero?" mi chiede. Il mezzo sorriso è diventato un quarto e tre decimi più piccolo, sento la goccia di sudore freddo che cerca di uscire da quei vecchi pori tempestati di macchie. "Non scherzo manco per il cazzo vecchia". Ora la sorpresa è completa, non si aspettava che diventassi anche maleducato, tremendamente maleducato, roba che Suor Elena, che mi insegnava all'asilo, mi prenderebbe a sberle.
Il sorriso è sparito del tutto, la vedo che si affanna a cercare del sale che se ci pensi, mica si trova cosi facilmente in un bar. Trova una saliera, di quelle trasparenti con il cappuccio di metallo forato, fa come per mettermelo nel caffè ma la fermo. "Ho detto cucchiaini". Costringo la vecchia a svitare la saliera, a prendere un cucchiaino da caffè e posare tutto di fronte a me. Verso cinque cucchiani di sale belli pieni all'interno del caffè, mischio accuratamente, ne prendo anche una punta per assaggiarlo prima della degustazione vera e propria, come un esperto, e a quel punto lo bevo.
Lo stomaco si contorce e le papille gustative chiedono pietà, è disgustoso.
"Ottimo vecchiaccia!" le dico, sfoggiando un sorriso, a 53 denti, come uno squalo bianco. Ci vuole ben altro prima che qualcuno mi colga in fallo. Sono fiero. Si, sono stato sgarbato, ma ho solo risposto con la stessa moneta a quella vecchietta saputella del cazzo. Sono io il vittorioso. E continuo; "Quant'è?"
"Lei è il Ragionier Merlanzo giusto?" - Io penso "Ahia.." e rispondo "Si, s...si sono io" - "Glielo offre mio marito, il Dottor Trini, mi aveva detto che probabilmente sarebbe passato. Ora vada pure all'appuntamento, mio marito la sta aspettando in studio... idiota".
Non più vincitore, esco di scena, inciampando per giunta su una cazzo di barra rialzata della minchia di porta di quel merda di baretto che rimane aperto anche al 16 d'agosto che non c'è in giro un cazzo di nessuno.
Ed ora che ci penso bene, in fondo, non mi sarebbe dispiaciuto affatto prendere quegli schiaffoni a mano aperta che il sole aveva da offrire..
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