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martedì 22 gennaio 2013

L'OROSCOPO PIANISSIMO 2013 - CANCRO -


Non siete un bel segno voi del cancro, mettetevelo in testa una volta per tutte, NON PIACETE!
 
Io non conosco molta gente del cancro ed è anche più che comprovato che pochi siano di segno cancro perché si sa, le mamme tengono duro fino all’ultimo, danno il massimo per tenerselo dentro quel povero bambino finché non scatta il tanto agognato Leone… con che coraggio una mamma può guardare un figlio negli occhi e spiegargli che è nato il 22 Luglio, l’ultimo giorno del cancro, magari pure verso le 23.35, quando ad un passo lo aspettava a braccia spalancate una vita serena e dignitosa nel segno di un fottuto leone?? 

Ve lo dico io, quella non è una mamma.

Va anche detto che pagate immeritatamente il fatto di essere ricollegati al cavaliere più imbecille dello zodiac. Premesso che per vivere in un tempio con dentro niente nessuno dei 12 può essere considerato sano, ma il vostro era proprio stupido. Gli piacevano i burroni e le facce morte per terra. Ripeto, le facce morte per terra. 

File:CancerCC.jpgMa quindi astrologo dicci… questo 2013 sarà l'anno della riscossa??! NO. Peccato!? NO. Sinceramente chissenefrega, mi sta benissimo così… le stelle della vostra stessa costellazione rimpiangono di essere state scoperte e fanno di tutto per andarsene, che poi non so se ve ne siate mai resi conto, e nel caso vi allego quindi una diapositiva, ma sembrate un cazzo di bastone di un rabdomante! Mhà… Amore? Lavoro? Salute? Va tutto di merda, siete in perenne collisione praticamente con tutti gli altri segni, anche i peggiori tipo i pesci non vi amano e quei pezzenti dei gemelli hanno più seguaci di voi, è quindi matematicamente impossibile che abbiate un'annata decente: 2014, 2015, 2016 saranno un crescendo di merda, 2017 merda vera, 2018 la tendenza peggiora, 2019 papabile stazionamento, 2020 possibile colpo di scena con annessa via d’uscita e risoluzione dei vostri problemi grazie al “concilio interstellare degli astrologi che contano” nel quale potrebbero farvi fuori in malo modo dallo zodiaco a discapito di qualche giovane costellazione che si è distinta per meriti nell’ultimo periodo. 2 nomi su tutti: Storione e Abete Minore, pare però che il primo abbia amici davvero in alto. 

Sia chiaro continuerà ad andarvi da schifo anche dopo, ma almeno non lo dovrete più leggere sul giornale.

sabato 19 gennaio 2013

L'OROSCOPO PIANISSIMO 2013 - VERGINE-

Amici della vergine vorrei chiarire subito che vi sono vicino, la vostra è una condanna, una vita all’insegna del doppio senso... Se siete donne siete (giustamente) mal viste dalla società in quanto ostacolate l’evoluzione della specie, se siete uomini oltre a questo avete pure un segno zodiacale palesemente da finocchio, se siete invece pure finocchi… bè allora a voi in effetti non va così male.
In ogni caso voi ci mettete anche del vostro a non farvi ben volere, è una vita che alla domanda tu cosa sei rispondete “Vergine, ma solo di segno!”.
Siete stancanti, davvero.
Meritereste solo per questo un anno di sofferenza e morte… ma appunto, come andrà allora l’anno della vergine?? Ecco che allora mi addentro con atipicità:
LETTO: In quanto a letto aspettatevi dei grossi miglioramenti, è probabile che ereditiate mobilia interessante, tipo un bel lettone, 1 piazza e 3/4 per i single, mentre 2 piazze e 16/9 per le coppie, ma non stiamo parlando di robaccia IKEA, si parla di roba grossa, in faggio satinato con annesso set di lenzuola, copri lenzuola, copri cuscino e un gratta e vinci forse vincente!!
GIARDINO: Vergini purtroppo in difficoltà, le siepi dei vostri giardini non sono destinate a sopravvivere a questo rigido 2013, per non parlare dei talponi meridionali che metteranno su famiglia nel vostro prato e della gramigna incondizionata che si espanderà fin sul vostro zerbino, formando anche dei motivi fantasiosi che ricorderanno molto insulti banali tipo "Scemo"
Vi dirò di più: occhio ai nanetti!
CANI: Incontrerete presumibilmente parecchi cani, solitamente di media-grossa taglia, tenteranno di leccarvi perché la loro natura è essere stupidi, vi consiglio di lasciare fare perché altrimenti questi si incazzano e finisce male in quanto di media-grossa taglia. Attenzione anche ai cani piccoli e neri ansiosi di rubarvi qualsivoglia oggetto di vostra appartenenza, chiavi e patente in primis, nel caso ce la facciano potete tentare di richiamarli sbiascicando parole poco comprensibili finché non troverete un assonanza con il loro nome.
Non facile.
ASCENDENTI CAPRICORNO: Per voi tutto quanto detto non conta, per voi verginelli saranno invece i proverbiali cazzi amari! Talmente tanti cazzi e talmente amari che l’anno prossimo dovrete cambiare segno.

mercoledì 16 gennaio 2013

L'OROSCOPO PIANISSIMO 2013 - BILANCIA -


Gran bel segno voialtri della bilancia, non posso dire di che segno sono io, non si fa. Sappiate solo che non sono bilancia ma vorrei tanto esserlo, non per questo avrò un occhio di riguardo nei vostri confronti, io sono solo un messaggero del cielo, non è che invento gli oroscopi, riporto in linguaggio comprensibile a voi umani ciò che l’universo mi comunica. Perché comunica con me? Perché sono un astrologo.
 
Per quanto vi riguarda sappiate che se una legge della compensazione esiste voi ne siete la rappresentazione più esplicativa, ma non voglio essere troppo specifico con voi perché si sa, siete tipi sommari, inoltre non essendo della bilancia non vedo perché io debba sbilanciarmi troppo… Mi limito perciò nel dire che a molti andrà bene ad altri andrà purtroppo male, è nelle stelle amici e le stelle per qualche ragione ancora ignota a voi ma non a me…. Non sbagliano!! La domanda ora è: a chi andrà bene e a chi andrà male? Facciamo che quelli più bassi di 1.71 molto bene, quelli più alti di 1.71 molto male, quelli alti 1.71 non pervenuto, ma temo male… è quindi l’anno dei nani mi chiederete voi? Dipende se sono della bilancia, l’ho appena detto. Questo sia chiaro non è nelle stelle, l’ho deciso io al momento, ma ne ho facoltà!
 
Ah, è possibile, ma non così probabile, che alcuni passanti vi lancino addosso della pasta o della farina, voi senza pensarci troppo rispondete pure decisi: “100 grammi”. Credetemi è quanto vogliono sentirsi dire.

 

sabato 1 settembre 2012

RECENSIONI DAVVERO SBRIGATIVE: BROKEBACK MOUNTAIN

Due cowboy vanno tra le montagna  a curare le pecore e mangiare fagioli, un sacco di pecore e un sacco di fagioli, una sera poi faceva un pò freschino, dormono insieme nella tenda e s'inculano. Ci sta. Finiscono quindi di curare le pecore (anche se un paio gliele ammazzano) e ognuno torna a casa, uno si sposa una poveraccia e giustamente fa un sacco di figli, l'altro si sposa una ricca e ne fa uno solo. Saltuariamente si vedono e s'inculano. Uno dei 2 muore per finta, l'altro dopo poco muore per davvero, per fortuna aveva già finito di girare Batman.

LE RECENSIONI SBRIGATIVE: TROY

Agamennone si è fatto prendere un pò la mano e vuole conquistare tutto, quindi si presenta da un branco di palesi sfigati per far battagliare Achille Pittone (che poco prima stava ficcando) contro il loro uomo dalle dimensioni abnormi, tale Boagrius. Quest'ultimo non fa una bella figura, va detto che è parso in deciso ritardo di preparazione e un pò fermo sulle gambe. Viene ammazzato con il bastone come Jimmy il pedofilo. Tra i figli di troia e il clan dei greci non è che corra buon sangue, ad aggravare il tutto Orlando Paride Boom Boom noto donnaiolo si ficca Elena, gran figa ma moglie di un pezzo grosso dei greci i quali incredibilmente non gradiscono e vanno dai troiani a fargli brutto con 7 milioni di navi. Il cornuto Menelao si presenta quindi a casa troia ma Paride che è un pischello scende giù con il fratellone Ettore e tutta la cumpa. Ci scappa la rissa e sta volta ci scappa pure il morto, che è il cugino di Achille. Allora Achille va a far brutto a Ettore che gli ha ammazzato il cugino ma i troiani non hanno il campanello quindi lui urla di bestia. Ettore saluta tutti e scende, manco porta gli amici. Muore. I cento milioni di greci allora siccome il film andava per le lunghe decidono di nascondersi in un cavallo di legno che era comunque un bel regalo a quei tempi perchè ci puoi fare un sacco di cose con un enorme cavallo di legno, tipo un gran bel falò sulla spiaggia. Comunque quei gran figli di troia poi muoiono tutti. Muore anche Achille se dobbiamo essere sinceri, però ci sono volute otto dicasi OTTO frecce al petto, mica cazzi, quello era un duro.

PS. Achille si ficcava la cugina di Ettore che credo qualcosa sospettasse.

venerdì 24 agosto 2012

ALL'IMPROVVISO LEI

Mi sono appena seduto al tavolo del bar della piazza e sono circondato da persone. In realtà i bar sono due, cosi come le piazze, una di fronte all'altra, contrapposte come Don Camillo e Peppone e politicamente, ognuno sceglie dove bere i suoi drink. Ho contato anche i tavoli, in totale sono trenta. Dicono che può aiutare la memoria contare e soffermarsi sui dettagli ma non ricordo dove l'ho letto. C'è quasi tutto il paese attorno a me, è serata di festa, quindi nessuno o quasi è rimasto a casa e potrei andare a rapinare quelle case vuote, frugando tra i cassetti di ognuno abbastanza facilmente. Ah! Che grande clamore scatenerebbe in questo paesino dimenticato da Dio! A volte mi vengono in mente queste situazioni ipotetiche, stile "se avessi un fucile, quante persone riuscirei ad ammazzare prima che mi prendano?". Non che io sia una persona violenta o con tendenze omicide, sono scabrosi pensieri su cose che non faresti mai, come uno che soffre di vertigini che immagina di camminare sul bordo di un grattacielo al 50° piano, o un multimiliardario che pensa come sarebbe se lui pagasse le tasse. Arriva la cameriera, abbronzata e bella come il sole nei suoi 20 anni di felicità. Mi chiede cosa voglio, vorrei risponderle "Te", darle la mano, vestito da Clint Eastwood con il sole alle spalle, sopra il mio destriero e portarmela via nel deserto.

Apro la bocca, fissandola in quegli occhi che sanno di mediterraneo e le dico:

 "Tè..."

(sospiro)

"...verde...se non ce l'hai in lattina è meglio".

“Uh, per un attimo avevo capito che avevi detto te, nel senso di me.. hi hi hi, che sciocca.. scusa se te lo dico ma io sono fatta così, dico sempre quello che penso, a costo di essere sgarbata. Cmq te lo porto subito il tè verde che è un po' da sfigatini, del resto anche la tua faccia...hi hi hi, stasera sono proprio tutta tremendina, sarà il caldo! Se avrei le ferie ci sarei già tutta andata.. hi hi hi.. Bene; vado e torno col vassoino! ”


In un istante mi fu chiaro tutto. Lei, così meravigliosa! Ma tipo da restarci abbracciato tutta la notte a parlare di viaggi e sogni di una vita insieme passata a correre su spiagge argentate inspiegabilmente deserte, mano nella mano, felici di una felicità fiabesca! Io e lei, nient'altro che noi. Lei, unica eccezione per cui rispetterei la rivedibile volontà cristiana per cui bisognerebbe aspettare il matrimonio prima di unirsi nel sacro vincolo dello scopare. Lei che da sola ha dato un senso a tutte quelle mielose merdose canzoni di quel fracassacazzo di Gigi D'Alessio. Lei, il pezzo mancante del puzzle del mio cuore. Lei, che se fosse una canzone sarebbe "T'innamorerai" di Masini. Lei che se fosse Giovanna D'arco andrei giù di idrante. Lei, che ha azzerato la mia fobia del "per sempre". Lei che se fosse lesbica mi toglierei seduta stante il pipparuolo. Lei che i suoi occhi sembrano stelle comete che mi guidano nel buio torbido di questo mondo decadente. Lei che se fosse imbarcazione starei a poppa. Lei che ha moltiplicato per zero le mie attenzioni verso le altre femmine del pianeta. Lei che è "..e vissero felici e contenti".

Ebbene lei, proprio lei.. è riuscita a rovinare tutto aprendo bocca in quei dodici nefasti secondi.

Finisce così com'era iniziata, senza un motivo valido senza un straccio di destino fatato, privato brutalmente del sentimento più nobile che il mondo governa e a cui anche il più infimo degli stronzi avrebbe diritto. L'ho amata per davvero, l’ho amata  dal primo momento che l'ho vista, è stato 2 minuti fa ne sono ben conscio, ma il mio è stato amore puro ed è inutile negarlo, la sentivo mia, mi sentivo suo... sognavo la chiesa, sognavo l'altare, sognavo l'erede. Ora mi sento vuoto, spolpato, scarico, evacuato della mia anima, depauperato del mio futuro, in questa giornata che poco aveva da dare e ancor meno ha dato hai deciso di portarmi via l’unico bagliore di luce che mi ha spinto ad aprire questi occhi stanchi e destarmi da questo confuso torpore che avrei giurato mi accompagnasse fin nelle braccia dell’amico Morfeo. Sei lassù che mi guardi e giocoso ti compiaci di avermi reso patetico ancora una volta, vorrei insultarti ma non lo farò, non perché non te lo meriti ma perché sono stato educato diversamente, mi piacerebbe sapere come la mia cara madre spiegherebbe anche questo, come quando sotto il portico l’imbrunire mi faceva sentire più saggio e le facevo domande a cui puntualmente sapeva rispondere, non divagava non esitava, puntuale e concisa mi cresceva a parole, mi mentiva senza ritegno dicendomi che un giorno anch’io avrei saputo tutto questo...

Eccola che torna, con quel vassoio traballante, la rivedo e sento di essere ancora vivo, sento di poter perdonare la sua stupidità, sento che un futuro insieme non è ancora perduto, che il fato non ci ha ancora divisi. Mi parla ma non capisco. So che di intelligente non vi è nulla e il mio cervello decide di attuare un meccanismo di difesa che il cuore probabilmente gli impone. Mi sta bene così. Sul tavolo mi presenta trionfante proprio ciò che con estrema gentilezza le avevo chiesto di evitare. Una lattina. Sorrido dentro di me, sorrido e la giustifico come un degno leader protegge la sua squadra, come una polmonite acuta sul mio libretto di scuola, la colpa è mia, del mio essere ossessionato dal dettaglio, del non voler seguire un mondo che va avanti, del non accettare il sacrosanto dovere di assecondare il progresso e poter bere da una cazzo di lamiera igienizzata e trattata per quell’unico scopo! E allora lo bevo, è pure sempre thè verde… Caldo come la piscia.


venerdì 17 agosto 2012

ASCENSORE

Ascensore. Forse il posto peggiore per un essere umano creato dall’umano stesso, dove la mente è messa a dura prova, dove trattati socio-psicologici attingono a piene mani, dove sei costretto a rimanere a contatto con persone per cui pagheresti volentieri un’ordinanza restrittiva, dove la società non conta più, dove il proprio spazio vitale viene minacciato all’inverosimile, dove si torna allo stato primitivo, si mostra il lato animale del proprio essere... lo specchio dell’anima. Ascensore, dove solo i più forti escono vincitori.
Oggi così mi sento, mi sento forte, mi sento confident, una mattina come le altre per il mondo ma non per me, oggi mi sento immotivatamente dominante, maschio alfa, leader, capobranco e capobanda e lo voglio dimostrare dove conta, dove è difficile emergere, nell’elevatore meccanico, il lift lo chiamano gli svizzeri, banco di prova lo chiamo io.
Lo aspetto con ansia, come fossi davanti al mio destino, come fosse il treno che mi porterà via per sempre, come fosse l’appuntamento con la storia in cui non puoi fallire e poi d’improvviso ci siamo, si aprono le porte... è sempre lui, piccolo, vecchio, ad un passo dalla pensione, sembra impossibile che possa trasportare 2 persone figurarsi i 680Kg che assicurano baldanzosi i produttori, ma non oggi, oggi per me si sono spalancate le porte di un maestoso colosseo, vedo un arena innanzi a me, ma io quest’oggi sono la bestia, quella anche mezza aliena che solo in un film di supereroi può morire perchè è tanto palese quanto evidente che il divario fisico è troppo ampio affinchè possa anche solo prendere in considerazione di soccombere. Poi vedo lui, il minuto gladiatore che con Russell Crowe non ha davvero nulla da spartire, l’agnello sacrificale, la preda prescelta, la gazzella di Piero Angela, lo Gnu che si abbevera incurante al fiume in un documentario su quanto sia letale un coccodrillo, è il debole che per definizione rende qualcun’altro forte. Grazie Dio, grazie di averlo fatto comparire nel posto giusto al momento giusto. Entro fissandolo, spavaldo e felpato come un’affascinante tigre del bengala creata al computer da una sapiente mano, non lo saluto e lui non ha il coraggio di farlo, non è il caso, non sarà un bel viaggio per lui e sembra averne il sentore. Schiaccio il numero quattro e noto che uno dei pulsanti è già selezionato, lo guardo ed esclamo severo “Chi va al tre?!”. La sua reazione è confusa ed agitata, siamo solo in due, non può essere una domanda seria eppure io non tremo, non rido, mostro un impercettibile ghigno per farlo quasi rilassare ma è solo la calma prima della tempesta, l’assaggio del paradiso quando ti meriti l’inferno. Torno serio, autorevole, quasi cattivo, lo fisso spazientito da una risposta che tarda ad arrivare, al che il malcapitato è costretto a rispondere con fievole e balbettante voce “Io...”.
Annuisco. Non mi interessa la risposta, mi interessa sentirglielo dire, sentire che ha paura, fargli sentire che ha paura. Mi interessa fargli capire che la specie dominante pare sia l’uomo, ma di sicuro non lui.
Avanzo. Mi porto al centro dell’ascensore e lui si ritira come una chiocciola nel suo guscio, ma il guscio non c’è, si schiaccia nell’angolo come il proverbiale pugile in attesa del gong, ma stavolta non serve neanche menarlo, la mia presenza lo indispone il mio sguardo lo minaccia, lo osservo ma lui non lo sa perché guarda fisso il tagliandino con scritto il numero da chiamare in caso di emergenza, che poi chissà da quanto è li e chissà se rispondono veramente 24 ore su 24 come quel pezzettino di carta pomposamente decanta. Continua a guardarlo come volesse memorizzarlo una volta per tutte quel maledetto numero, ma io so che il suo nervo ottico non trasporta realmente l’immagine al cervello, sta solo pregando, pregando che oggi quell’ascensore vada più veloce del solito, per un motivo che in fondo non può esistere, che finisca questa straziante agonia, capisce finalmente il senso della tanta chiaccherata eutanasia. Io godo, mi sento più bello, più alto, più grosso, la percezione di me stesso è quella di un gigante di fronte ad una formica, anche un pò più mingherlina del solito perché non viene da una famiglia di formicone e da piccola inoltre ha avuto delle malattie, anche le formiche ce le hanno.
Ed infine si spalancano le porte, tocca a lui uscire e vedo che con la coda dell’occhio osserva la tanto agognata luce alla fine del tunnel con lo sguardo di un beduino che vede la sua amata oasi, è però nell’angolo distante dall’uscita. Brutto errore penso, ma in fondo ce l’ho cacciato io. Colto da un momento di buonismo mi scosto pacatamente e gli faccio strada, potrei non farlo, ma ho già tagliato il traguardo, ho delirio di onnipotenza, sento che potrei forzarlo a salire al piano successivo se solo volessi ma sono uno sportivo, non è giusto infierire sugli sconfitti, non è nel mio stile. Esce, il cane, con la coda in mezzo alle gambe, a testa bassa e ricolmo di vergogna, non credo sia rimasto un briciolo di personalità in quell’insulso corpo. Non saluto, non saluta, sa in fondo che non ne è certo degno, alla fine mi spiace quasi un pò... o forse no.

Ecco, questo è come credo l’abbia vissuta lui. Io ero la preda.