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lunedì 2 dicembre 2013

LETTERA AL CREATORE

Ciao Creatore. Come saprai sono Dane, non farti ingannare dallo pseudonimo “Topper Harley”, è una lunga storia, un giorno ti spiegherò.
Ti scrivo questa lettera perché, cazzo.. sarò franco, non riesco a credere in te. 
Vorrei tanto farlo. Se esistessi, sarei irrorato di gioia. Dico davvero! E non credo neanche tu sia il tipo che se la prenderebbe se una sua creatura ti si ponesse con tale candido ammettere. Quelli della chiesa ti dipingono come un tizio un po’ permaloso, un leader carismatico che sei gli dai del tu e lo metti in discussione, fa il grosso e ti manda le cavallette. Io no dai.

Ti vedo anzi un tipo okay, il migliore amico di tutti, sempre col sorriso, privo di quel fare ammonitore con cui sovente ti si rappresenta. Un tizio a posto, con la battuta pronta, il miglior maestro, psicologo, barista, passante, professore, assessore, che si possa desiderare. Il padre e il figlio che tutti vorrebbero avere. 
E poi tipo bravissimo a tennis, non so perché. Palle corte magistralmente coperte sino all’ultimo, dritto e rovescio letali, gran servizio, inbrekkabile.. Unbreakable. 

Che poi tutti si rivolgono a te con domande desiderose di risposte sui grandi misteri della vita, chiederti favori, ottenere guarigioni per i propri cari, una promozione, un goal, un terno al lotto.. ma nessuno si è mai occupato di te, nessuno che si sia degnato di chiederti un basico “Come Stai?” Sarà vero che ti occorrano - e bastino - le sole preghiere?

Ma tipo, tu, Dio.. Sei felice? Ti senti solo? Ti è mai pesato non avere i genitori? Cosa fai durante il giorno dall’origine dei tempi a oggi? 
Esiste qualche altra entità affine a te, amica o nemica che sia? Hai mai pensato di prendere un cane? Preferiresti vivere in Europa o in Asia? Città o campagna? Griffin o Simpson? Ti piacciono i Cold Play? A me sommariamente si. 

Sono queste le domande da fare a te. 
A te che sei così restìo a dare risposte. A te che hai mandato tuo figlio 2mila anni fa, che la gente non se lo domanda mica ma io si: perché solo 2mila anni fa? E prima? Dobbiamo ritenere peccatori quelli cattivi “avanti Cristo”? 
A te che non puoi intervenire neanche a fronte di ingiustizie pazzesche, o forse non ti interessa farlo. A te che sei l'unica vera luce nell'esistenza di tante persone. A te che in tuo nome è nato l'Amore. A te che in nome tuo si sono fatte tante guerre. A te che tutto puoi e nulla sembri fare. A te che non riesci a convincere me. A te che se come dicono i preti tutto già sai e tutto è già scritto, allora che cacchio ti arrabbi? 

A te che richiami con te tanti nostri cari e non permetti di comunicare più con noi che rimaniamo qui, a soffrire tra le lacrime.. basterebbe permettere un ultimo desiderio a chi se ne va, un messaggio.. Uno, semplice, conciso, tangibile, chiaro, sereno, che ci dica “Qui tutto bene, fate i bravi” e ci dia le certezze che ora non abbiamo. Che tu non ci dai. A te che ci chiedi di avere fede. 

A te che forse non esisti...

A te che forse esisti...

A te.

A te che.. che tu ci sia o meno, sei sempre nei miei pensieri, pronto a farti amare.

mercoledì 25 settembre 2013

SONO UN GRANDE, SE PARLIAMO DI IDIOTI



Hai presente quando per motivi oscuri non funziona più la connessione a internet? C’è la rete, la potenza del segnale è buona.. e non va. Poi noti quella fastidiosissima icona sovrapposta alle tacche del segnale, il triangolino giallo col punto esclamativo, e ti senti nei guai. 
 Vai sopra col mouse, ‘nessun accesso a internet’ – dice. “E perché? “ – Rispondo io. Nessuno mi risponde dentro quello schermo. 

Se sei come me poi, che sai di informatica come mia nonna sa di Justin Bieber, sei fritto. Non ti resta che improvvisare qualcosa che hai visto fare una volta al tuo amico capace. Quindi vai timidamente di tasto destro, proprietà, accenni un doppio clic su un’icona.. non accade nulla. Allora vai su impostazioni avanzate, leggi cose per te arabo/slovene, spaventato annulli. Poi un giro sul pannello di controllo non te lo fai? Te lo fai si, c’è tutto lì..
E poi .. boh..  fai confusamente partire un antivirus scaduto da tempo che comincia ad intimarti di comprare la versione nuova tramite schermate intimidatorie che raccontano di un PC, il tuo, a rischio infestazione virale, che hai paura che poi magari te lo attacca sto virus e ti viene la febbre anche a te e devi prendere un Avast per guarire e installare la Tachipirina al computer..   

Che confusione: un bendato nella nebbia.

Che poi ci pensi e volevi solo andare 2 minuti sul sito della gazza a vedere le probabili formazioni per mettere giù la squadra del fantacalcio, che tra l’altro rischi di giocare in 10, dannazione. 
Ormai sei dentro. Sei in una nebbiosa battaglia che non avresti voluto combattere. In prima linea, esposto al nemico, munito di coltellino svizzero, quello che ha anche il cavatappi. 

E ora che faccio? Stappo? 

In un barlume di lucidità, Riavvii. Sembra una mossa giusta. A volte basta, non si sa il perchè. Passano i minuti, cresce il nervoso e ti senti vittima, alle prese con un coso che ha una coscienza e che sta facendo apposta ad intralciarti il cammino. Nella tua collera ti senti un grande, e lo sei.. se parliamo di idioti. 

Riavviato, il problema rimane. Resta. Permane. Persiste. 

E’ guerra. Lo ha voluto lui; parti col raptus omicida, due pugni sulla tastiera, una shakerata allo schermo. Niente. Non reagisce. Provi un certo sollievo ad avergliene date quattro però.  Sai che faccio ora? Faccio un Defrag. Ma si! O uno Scan Disk. Forse anche il Backup è da fare. Sei più fuoristrada di una Jeep, ma ormai non puoi più capirlo, immerso come sei nelle torbide acque fangose delle lagune/lacune del tuo passato.

Intanto che metti a lavorare il sistema, vai sulla finestra della connessione zoppa e vedi il tastino che tutti vorrebbero vedere. E’ un po’ il distributore di Pepsi ghiacciata nel deserto. Sgrani gli occhi per vedere se è tutto vero e il tastino è ancora li, con la sua bella scritta: “Risoluzione Problemi”. Clicchi. 

-Rilevamento problemi connettività … attendere..
"Attendo. Ci mancherebbe. Risolva pure con calma". Preso dall'ingenua euforia, gli dai anche del Lei.

E poi la mazzata finale, quella che in molti casi ha portato svariati utenti all'esasperazione, tipo scene di mazze da baseball spaccatrici di tutto.. la conclusione nel nulla di fatto.
-Rilevato un Problema: Il server DSN non risponde.
 Grazie al cazzo, è il motivo per cui ho cliccato - pensi - ma non lo dici. E non spacchi niente. Non è più il momento delle sceneggiate. Ti ammansueti gettando la fantomatica spugna.

Spegni forzatamente il tuo Acer, tenendo premuto il tasto On/Off e lo fai ripensando a un aforisma citatoti da un carissimo amico qualche giorno prima: “LA VITA E’ TROPPO BREVE PER RIMUOVERE IN MODO SICURO LA CHIAVETTA USB”

E concludi così:
E' il momento di un Mac. E' a prova di idioti, dicono.

domenica 8 settembre 2013

CRIMINALITA' DISORGANIZZATA

La Golf GTD ferita. Non è in pericolo di vita.
Che poi ti spaccano il vetro della macchina proprio sotto casa, ti rubano un borsello vuoto, incautamente lasciato in vista, e tu ci rimani male, poi prendi, parti, ti fermi 300m più avanti perchè hai il sentore che ci sia anche una gomma bucata, controlli, gomme a posto, e trovi affianco a te il borsello, buttato lì, svuotato del povero contenuto, fazzoletti, blocchetto di carta e un tubetto di dopo-puntura zanzare tutto rotto..
e un po' sorridi amaro e riparti tutto pieno di vetri in macchina con la voglia di incontrare il colpevole e dirgli; "Coglione, sotto il bracciolo avevo lasciato il portafoglio, svegliati". Poi verso sera ti pungono 5-6 zanzare e capisci l'importanza del dopo-puntura. E niente, fine.

venerdì 2 agosto 2013

DRITTO COME L’OLIO

Può un non-scrittore avere la crisi del foglio bianco?
In teoria no, ma si sa le teorie spesso con la realtà, sorprendentemente, non hanno punti d’incontro. Io infatti non sono uno scrittore eppure ce l’ho.
La chiamo talvolta crisi artistica, altre volte mi piace chiamarla Martina Scavi, così perché è bello dare un nome alle cose. Anche un cognome, a volte. 

E sino a stasera ce l’ho avuta, cazzo, la Martina Scavi dico. Voler scrivere qualcosa e non riuscirci, perché hai un blocco creativo/artistico/simpatico/comunicativo.. è brutto.

Eppure poi arriva il giorno che passa. Basta trascurare la tv, mettere sul canale 700 di sky entrare nelle web radio e sintonizzare su Rock Nation che senza pubblicità offre a rotazione belle canzoni rock di ogni decennio. Che poi ora che ci ragiono, come fa a vivere senza pubblicità una emittente del genere? Sarebbe da andarci a fondo, ma non lo farò, perché sono pigro. Sta di fatto che in questo modo si crea la giusta atmosfera che fa venir voglia di scrivere le cose.

E così ripenso un po’ a queste ultime settimane vissute tra piccoli e grandi impegni, tallonato da problemi alla mia zampa sinistra che paiono non passare mai e proprio a tal proposito citerò un aneddoto che è la fotografia che ben inquadra il momento sfigamolle che sto attraversando.

Ennesima risonanza del 2013, la quinta se non sbaglio. Ed io non sbaglio. 

Per chi non l’avesse mai fatta, immaginate di essere infornati tramite un lettino scorrevole in un forno a legna tipo quello delle pizze, solo un po’ più tozzo. Bene. Ora prendete una grossa lavatrice industriale, un martello pneumatico e un team di muratori armati di arnesi a caso e urlate “Pronti.. Via!” .. e via tutti insieme per 25 minuti. Ecco, esattamente così.

Ebbene, ne ho fatte talmente tante che inizio a trovare una musicalità in quel frastuono disordinato. E’ diventato un genere che apprezzo più della musica Techno Hardcore e di Gigi D’Alessio, il quale, va detto per correttezza, lo metto dietro anche alla gara di rutti della festa della birra di Larciano (PT).

Per non farci mancare nulla, me l’hanno fissata a Padova. Padova non è lontana per uno che sta chessò… a Padova per esempio. Per uno che sta a Modena invece è lontana. Tanto per fare un parallelo, è come se ad uno di Padova la fissassero chessò.. a Modena, ecco, per capirci. Già… Tipo 300 km andare e tornare. 

“Vai lì alle 17,30, porta l’impegnativa, paghi e ti danno subito l’esito alla fine” – così parlò il mio medico e alla mia richiesta del nome della clinica lui categorico - “Non puoi sbagliare, uscita Monselice, ci sono subito i cartelli che ti portano alla clinica”.. Abbagliato da tanta convinzione non faccio più domande e parto. Arrivato a Bologna manco clamorosamente lo svincolo per Padova, idiota. 
Rimessomi in carreggiata proseguo, annoiato, verso l’uscita Monselice che poi ci sono i cartelli facili. 

Esco, preoccupato di non vedere alcun cartello e invece mi si para davanti un enorme insegna MEDI CLINIC con tanto di immagine della struttura. Aveva ragione lui. Seguo le indicazioni e arrivo con una manciata di minuti di anticipo alla clinica... sbagliata!!! Se non altro la receptionist si è fatta una gran risata alla mia frase di congedo: “Bene dai, anche oggi la mia figura di merda l’ho fatta, alla prossima, arrivederci!” e via verso la clinica giusta, ottenuta dopo una chiamata al doc!

Mentre aspetto il mio turno gioco a ruzzle, che mi ha ampiamente rotto le palle, ma devo ammettere che nei tempi morti svolge ancora bene la sua funzione. Certo che ogni volta a dover inanellare la noiosa ma redditizia serie di “ara-arai-are-ina-teri-aia-pia-poi..” ci si spacca la minchia. Che poi dopo mesi ancora non ho imparato che “Tera” non lo da buono e testardo lo digito ottenendo il meritato suono di errore.

Ecco la donnina chiamarmi, è giunto il momento del rumoroso esame. Ella si dimostra da subito estremamente cordiale, anche troppo.. quel tipo di persone che ci tengono a far capire la bontà delle proprie azioni e che mentre fanno le cose le dicono usando il plurale “Adesso mettiamo qui la cartelletta con tutte le documentazioni così non le perdiamo, poi compiliamo questo foglio” e lo fa lei. Cordiale si, ma ingannevole.

Il macchinario non è il convenzionale, quello a cui ho fatto riferimento prima, è un po’ diverso. Ed infatti è macchinario adatto soltanto alle articolazioni, limitatamente a quelle, ed io necessito di una più ampia sezione della gamba, dal ginocchio in giù. Appresa la notizia, la gentil donnina non si scompone ed anzi si prodiga a trovar soluzione.. e cazzo la trova. “Ne facciamo due, in due diverse sezioni”. Non lo do a vedere, ma a me pare una soluzione di una pochezza rara, un lavoro fatto un po’ col culo, raffazzonato in qualche modo. Dico che va bene.

L’infinita cinquantina di minuti per le due risonanze passa, ed io ringrazio il cielo perché dover stare immobile, nel baccano, per quanto in posizione sommariamente comoda, dopo un po’ ti crea cazzo di tensioni alla schiena e agli adduttori.. per non parlare poi se ti viene prurito al piede.. Insomma, una risonanza è per gente cazzuta, figuriamoci due!

Ringrazio la donna, che sempre con fare estremamente cordiale mi dice di attendere alcuni minuti nella sala d’aspetto, però non quella in cui aspettavo prima della risonanza, ma quella più avanti, passando il corridoio e mantenendo la destra, dove vedo la scritta ritiro esiti... e me lo ripete una seconda volta per essere ancora più chiara, ma io avevo già capito a metà della prima spiegazione, anche perché non siamo al St. Francis Memorial Hospital di San Francisco, è una clinica di Monselice, bellina ed efficiente per carità, ma piccolina. Mi avvio..

Nell’attesa dei miei esiti, un po’ teso perché spero vi siano notizie finalmente positive, mi chiedo quando e se rivedrò mai quella gentile signora e del senso di questi incontri. Persone che vedi una volta nella vita, con cui hai a che fare, scambi due battute e poi non le rivedi più. Punti di contatto fugaci che il più delle volte durano l’arco di una giornata per poi essere dimenticati tornando a casa.. chissà quando la rivedrò un cazzo, eccola che torna e dice di seguirla. La seguo confuso, magari mi vuol far parlare direttamente col dottore refertatore, forse sono un cleptomane e ho rubato delle robe, che ne so..

Arriviamo in un’altra sala medica, vedo un macchinario molto più simile alla solita risonanza e: “Guarda scusa ma..ti devi  togliere tutti gli oggetti metallici e mettere quel camice e vieni che ne facciamo un’altra” 

Facciamo? Io ne faccio un’altra! Cazzoooo.

Mi spiega che l’impegnativa parlava di caviglia, che doveva esserci scritto arto.. e che quella che andavo a fare era più completa. Si scusa ripetutamente, ma in effetti non dovrebbe, non è colpa sua.. ma si sa, certe persone, squisite, ti chiedono scusa a prescindere. Mi pesa da matti, ma mi adagio sul lettino, mi infilano, altro frastuono interminabile.. sorrido per lunghi tratti della terza risonanza giornaliera, un po’ perché voglio sdrammatizzare e un po’ perché è una risata isterica, quella che precede la pazzìa.

Terminato il terzo ed ultimo atto guardo l’orologio, le 20 sono passate da una decina di minuti. Affaticato dopo il pomeriggio trascorso tra macchina e ‘cantiere’ mi sollevo e vado a rivestirmi. Penso siano finite le beffe di quel giorno e invece ce n’è un’ultima, il colpo di coda. Visto l’orario inoltrato, il refertatore è (giustamente) andato a casa dalla famiglia, quindi gli esiti li avrò soltanto all’indomani. Bene. Neanche torno a casa con gli esiti. Avevo avvisato 50 persone che avrei fatto sapere gli esiti entro sera.. perfetto.

C’è sempre un lietofine però. E me lo regala lei, la persona più influente di quella mia giornata. La donnina d’animo buono. Si scusa per la quattordicesima volta se non sbaglio, ed io non sbaglio, e mi lascia con una frase che recita testualmente:

“Mi spiace, bastava compilare diversamente la ricetta e saresti venuto direttamente in quest’ultima macchina a fare la risonanza, dritto come l’olio”.

Dritto come l’olio. Questa me la segno, ho pensato.

mercoledì 22 maggio 2013

IL MATTINO DEL VILLAGGIO



Ho voglia di un toast. Toast e succo alla pesca. Spesso la mattina non mi è chiaro se abbia voglia di fare colazione, lo faccio perché è norma farlo, col latte di solito. Ma stamane è abbagliante la specificità della mia volontà. Il toast! E quindi sia fatta la mia volontà.

Avvicino il mio bar passando sotto dei portici che accolgono altri bar e negozi, evitando di incrociare sguardi con alcuno, che magari poi mi riconosce e attacca a parlare di calcio. Se fossi interessato al calcio avrei.. scelto il latte, no? 

Proseguo il mio cammino sin quando vengo sorpreso da una sottospecie di bisbiglio, un richiamo simile a quello con cui si riesce ad ottenere l’attenzione dei gatti ed io, felinamente, mi volto. 

Colui che ha guadagnato la mia attenzione è un bel ragazzone di colore, ben sportivamente vestito, che un po’ di soppiatto, fugacemente ammicca invitandomi a seguirlo lungo una galleria che si addentrava per i portici stessi. – Ma non ci vengo con te, perché dovrei fidarmi di uno straniero mezzo nascosto che vuole condurmi in posti loschi, ma che razza di pretesa è?  – penso – e continuando a camminare mi distraggo con considerazioni inutili ma che non posso fare a meno di fare. - Ma quanta gente riuscirà ad addescare con questo lacunoso metodo? Ma cacchio che disastro.. dovrebbe presentarsi meglio, tipo quello che ti da l’elefantino portafortuna e ti dice che è un regalo e ti riempie di complimenti e sorrisi e appena capisce che c'è margine, si trasforma in patetico poveraccio bisognoso di cash, che io la prima volta ci ero rimasto male perché credevo fortemente nel bel gesto del regaloportafortunagratis! .. Magari è ai primi passi, i fallimenti lo faranno crescere. Che poi cosa voleva vendermi, droga? Le nike? Borse di Gucci tarocche? L’elefantino? Forse un Toast!!!  – Ma poi tipo – continuo a pensare – Come fa ad essere gìà al matt…. - 

- “Basta, io non coltivo più niente, da oggi vado dal fruttivendolo. Risparmio soldi e tempo, è uno schifo andare avanti così.”

Il mio futile divagare viene distolto da questa frase, che mi fa un po’ sorridere, spesa da un vecchio pensionato che al tavolo con i suoi colleghi protesta efferatamente contro qualcosa o qualcuno. E da qui smetto di pensare al fratello africano, e passo al vecchiaccio. Mi è chiaro che il suo sia uno sfogo dettato dalla collera, forse ce l’ha coi merli che gli mangiano l’insalata, o col clima folle, o la grandine, o la smisurata crescita dei prezzi delle sementi.
Mi piace di più pensare ce l’abbia con la moglie che lo incolpa di una tale e tanta incapacità contadina da non consentirle di mettere in tavola un soddisfacente minestrone di verdure. Le donne, si sa, son così! Sia quel che sia, di sicuro ha bleffato perché..

Un pezzo di terra da coltivare per un anziano che non ha niente da fare tutto il giorno è come un cantiere di lavori in corso per un anziano che non ha niente da fare tutto il giorno e non ha un pezzo di terra da coltivare. 

Giungo al bancone del bar, soddisfatto per queste piccolezze quotidiane che, per quanto apparentemente irrilevanti, donano sfumature ai giorni, li rendono unici. Un paese, una piazza, un locale, sono elementi fissi, non rendono unico un bel niente. 

Sono le persone che li riempiono, le loro parole, i loro gesti, le loro contraddizioni, a rendere ogni giorno, un giorno diverso, unico, vivo. 

Raggiungo il tavolo e lì aspetto la colazione ordinata, seduto, mentre il giornale che mi è davanti racconta di crisi, riforme e tornado americani. Dalla cima del giornale sbuca il volto della barista. Chiudo il giornale per permetterle di appoggiare il vassoio e.. 

“Mi spiace, abbiamo finito i toast! Se vuoi abbiamo dei panini.”

Che giornata di merda.

sabato 27 aprile 2013

SCHIETTEZZE - parte prima



Sarà un pezzo schietto. Lo premetto. Mica che poi uno dice che sono un razzista, fascista, comunista. Si lo sono. Ed anche voi lo siete. Ognuno di noi è un po’ fascista, razzista e comunista. Ognuno di noi ha un vicino, un parente, un politico, un tizio a caso che detesta. Solo che determinate cose non si scrivono e dicono perché non sta bene farlo. Di solito, ma non oggi.

Io, sempre così attento a misurare le parole, a mettermi nei panni del prossimo, a porgere l’altra guancia..  realizzo che dopo un po’ le guance finiscono, i panni sono sporchi e le parole sgorgano incontrollate come acqua di fonte.

Trovo molto interessante la mia parte intollerante (Caparezza)

E allora parliamo degli zingari che han preso il mio stesso treno per Bologna; non ho niente contro gli zingari, neanche contro chi veste di stracci maleodoranti. Ma se i due fenomeni si presentano contemporaneamente sommati ad una spiccata arrogante maleducazione e all’assenza di biglietto di viaggio, beh ecco che esce il Calderoli GTI che è in me. “Ma andatevene a casa vostra a fare i vagabondi teste di cazzo.” – discorso assolutamente di cattivo gusto solo apparentemente perchè, vacca puttana, un po’ di sano amore per la mia patria ce l’ho e mi urta vedere stranieri irrispettosi fare i coglioni a casa mia. Dove sbaglio, se sbaglio? Se c’è rispetto, non c’è problema. Se c’è problema è perché non c’è rispetto.

Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico nei weekend (Woody Allen)

Una volta per tutte; la religione fonda le sue solide basi sulla mancanza di risposte certe sulla vita dopo la morte. Diciamolo: anche il Papa un minimo dubbio che siano tutte cazzate ce l’ha, ma non lo dirà mai e come lui tutti i bigotti del cazzo che hanno un qualche cazzo di timore ad ammettere che forse potrebbe non esserci niente di là. Io lo spero tantissimo, quanto voi, che Dio ci sia e sia buono e ci riservi la vita eterna, ma ho l’onestà intellettuale di prendere almeno in considerazione l’ipotesi (altrettanto probabile) che non ci sia un beato cazzo. A chi mi chiede “Tu credi?” io rispondo “No, pero se ti può interessare ci spero tantissimo. Candidamente”.

Ama il prossimo tuo come te stesso (Gesù)
Fatto. Il problema è che oggi mi sto proprio sul cazzo (Topper H.)

Vorrei brevemente mandare affanculo quel tale seduto in treno vicino a me, che ha parlato per tutto il tempo di cose altamente non interessanti culminate con una frase raccapricciante: "Catania è una piccola New York." - Si, già come no.. e poi c'era la marmotta che confezionava la cioccolata..? Imbecille.

Napoli in agosto è un po' come Parigi a maggio: ricorda Pescara in aprile. (A. Bergonzoni)

Come non citare a proposito di città, il tizio che un paio d’anni fa rivolgendosi ad un amico descriveva Venezia come una città orrenda, rincarando poi la dose definendola come il posto più schifoso sulla faccia della terra. E lo diceva da Induno Olona. Il demente.

Ma lo sai, quanti geni ed eroi sono gay, non lo sai? O non vuoi ricordare? (D. Silvestri – Gino e l’alfetta)

I gay. Siate pure gay, nessuno vi dice niente se siete gay. Ma la sensazione che ho io è un po’ questa: Voi sfilate inneggiando al bello di essere gay. Bene. Fate bene. Bravi. Lodevoli. Ma sono sicuro che se il vostro corteo incrociasse un corteo inneggiante al bello di essere etero, voi vi sentireste tipo offesi. Ecco, siete permalosi secondo me. Ghettizzati da voi stessi prima ancora che dai pregiudizi e scherni tradizionali dei diversamente gay. Ragionateci. E tu Cecchi Paone, sii gay meglio, senza rompere le palle a tutti. Una volta eri un Piero Angela, ora sei una patetica checca pettegola. E che cazzo.

venerdì 1 febbraio 2013

ODISSEA CACCA e DIVANO



Un uggioso giorno di pieno inverno, con la nebbia che annebbia tutto, anche i ritmi vitali. Uno di quei giorni che tutti sognano di passare sul divano, copertina, film e cioccolata calda. Ed io, reduce dall’allenamento tardo-mattutino ne ho facoltà. 

Sono da poco passate le 13, parto in macchina verso casa e di lì a poco colto da un dubbio circa gli orari della posta dove dovrei passare, mi accosto a bordo strada per avere risposta dal mio bellissimo ma assai superfluo tablet. Durante la consultazione odo gocciolare qualcosa sul tetto della mia auto, ma classifico il fenomeno come normalità uggiosa. 

Grazie al ‘perunavoltautile’ tablet, ottengo le risposte che cercavo e leggiadro riprendo la marcia verso casa. 


Al primo semaforo rosso, voltandomi alla mia sinistra, vengo abbagliato da una scomoda verità: quel gocciolare non era un gocciolare; era un cagare. 

E a giudicare dalla quantità e grandezza dei tortini di cacca, là sopra c’era una bella famiglia di volatili con l’influenza intestinale. Non so se incolpare loro o la forza di gravità, resta il fatto che io non cagherei mai giù da un albero senza essermi assicurato che non vi sia nessuno sotto, ma evidentemente loro sono stati educati diversamente (cit. Frank the Tank)


“Vado a casa a mangiare perché ho fame, ma poi esco e vado a pulire sto schifo”- mi dico. 

Finito il pranzo, il richiamo del divano è paragonabile a quello delle Sirene per Ulisse ed io, come lui, vacillo ma resisto. 


Giunto al benzinaio che ospita il lavaggio self automatico, ben posiziono la macchina, scendo, vado ai comandi e seleziono una opzione che suona circa “Mega Lavaggio con Superschiuma e risciacquone” - il top della gamma - perché già che sono qui, faccio le cose fatte bene. Inserisco i 7 euro necessari e schiaccio il via. Non mi resta che attendere i canonici 7-8 minuti ed avrò una macchina non più leopardata di cacca.

La partenza è promettente. I grossi rulli che sin da bambino mi hanno sempre affascinato (ma che ho sempre temuto potessero perdere il controllo e distruggerti la macchina) girano fieri, l’acqua zampilla che è un piacere, tutto questo per circa 15 secondi, finchè.. 


STUF! 


Un rumore sordo. I rulli si ammansuetano, l’apparecchio scorrevole si blocca, parte una luce rossa insistentemente lampeggiante.. ed io non mi ricordo mica di avere mai visto luci rosse insistentemente lampeggianti che portassero a qualcosa di buono.. 


Ho studiato geometra e finalmente tutto quello studio da i suoi frutti, tutto quell’estimo, costruzioni, muri di sostegno, verifica dei carichi accidentali, topografia.. Finalmente posso mettere tutto in pratica ed evincere una cosa: qui c’è qualcosa che non va. 


Peraltro quella sorta di varco scorrevole ha pensato bene di bloccarsi in prossimità delle portiere, rendendo impossibile ingressare nella vettura. Sorrido amaro, vittima ancora una volta di tecnologie zoppicanti. Infastidito chiamo il numero indicato su un adesivo affisso sul macchinario. Non risponde nessuno. Me lo aspettavo. 


Rivorrei i miei 7 euro visto che di fatto è stata soltanto bagnata parte dell’auto, ma c’è la consapevolezza che anche se riprovando a chiamare trovassi qualcuno, quel qualcuno non arriverebbe prima di 45 minuti e se ci pensi bene altri 45 minuti gettati via valgono più di 7 euro. Che poi magari arrivano lì e neanche me li rimborsano. No grazie.


Metabolizzato il pensiero, decido quindi di fare l’unica cosa fattibile. Apro il baule e guardingo mi infilo svelto come un ladro sperando inutilmente che nessuno mi veda. Divincolandomi raggiungo il volante, rapido metto in moto e mi allontano sconfitto..


...Con l’orgoglio ferito, la golf ancora tutta cagata, 7 euro in meno in tasca e la mente che di nuovo ode il richiamo del divano. 


Caro Ulisse vai a cagare. Stavolta ascolto le Sirene.