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domenica 8 settembre 2013

CRIMINALITA' DISORGANIZZATA

La Golf GTD ferita. Non è in pericolo di vita.
Che poi ti spaccano il vetro della macchina proprio sotto casa, ti rubano un borsello vuoto, incautamente lasciato in vista, e tu ci rimani male, poi prendi, parti, ti fermi 300m più avanti perchè hai il sentore che ci sia anche una gomma bucata, controlli, gomme a posto, e trovi affianco a te il borsello, buttato lì, svuotato del povero contenuto, fazzoletti, blocchetto di carta e un tubetto di dopo-puntura zanzare tutto rotto..
e un po' sorridi amaro e riparti tutto pieno di vetri in macchina con la voglia di incontrare il colpevole e dirgli; "Coglione, sotto il bracciolo avevo lasciato il portafoglio, svegliati". Poi verso sera ti pungono 5-6 zanzare e capisci l'importanza del dopo-puntura. E niente, fine.

lunedì 19 agosto 2013

MANTENERSI IN '' FORMAT ''



La routine ti frega. Perché la routine prevede automatismi che non ti fanno mica ragionare. Pilota automatico. 
Tu fai perché ormai fai così da un po' e quindi quello diventa il “giusto”. Poi però basta che quel giorno quella ‘strada’ sia chiusa per lavori in corso e ti accorgi che la nuova via forse non era mica sbagliata e anzi che forse è addirittura migliore. 

Cambi di prospettiva. La diversità aiuta. Il diverso scrosta radicati tappi di calcare che ti inceppano il cervello. Vedere le cose da una nuova angolazione, ti rende più aperto, tollerante.. e quindi migliore! 
Ora, lo so.. il livello del pezzo è potenzialmente alto, sviluppabile con argomenti filosofici, etici.. Da qui si potrebbe iniziare ad esempio a parlare di razzismo, omosessualità e religione. Certo, potrei, ma il pezzo è mio e lo gestisco io! Nella vita ci sono delle priorità, cose molto più importanti, come ad esempio:

La compilazione del cartello "Chiuso per Ferie". 

Ormai è un format, quasi nessuno si prende la briga di ragionarci sopra, del resto che ci vuole, è un cartello di chiuso per ferie, non un equazione algebrica a due fattori coassiali (che peraltro non esiste). Non serve mica un genio per farlo. 


“Chiuso per ferie dal 9 al 23 agosto.” - Fatto! 
Lineare, giusto, essenziale.. non pare esserci alcuna anomalia.
Eppure un cartello così a me fa sempre fare due riflessioni. 


La prima è: ma il 23 è compreso o no?
E la seconda, la vera riflessione, è: ma a me, che mi frega che sia chiuso dal 9? E’ un’informazione del tutto inutile. Innegabilmente superflua. Tanto vale aggiungere altre informazioni inutili allora. 

-“Chiuso per ferie con amici in toscana dal 9 al 23 agosto, danno bel tempo.”
 O ancora ...
-“Chiuso per ferie dal 9 al 23 agosto anche se poi al mare non ci andiamo subito il 9, bensì partiamo il l'11 perché mia nipote si laurea il 10 e ci scoccerebbe non presenziare ad un evento del genere”. 

La soluzione c’è, è lì, semplice, alla portata.. basta togliere il pilota automatico.

"Chiuso per Ferie, si riapre il 24 Agosto".  Niente di più chiaro, cazzo.

venerdì 2 agosto 2013

DRITTO COME L’OLIO

Può un non-scrittore avere la crisi del foglio bianco?
In teoria no, ma si sa le teorie spesso con la realtà, sorprendentemente, non hanno punti d’incontro. Io infatti non sono uno scrittore eppure ce l’ho.
La chiamo talvolta crisi artistica, altre volte mi piace chiamarla Martina Scavi, così perché è bello dare un nome alle cose. Anche un cognome, a volte. 

E sino a stasera ce l’ho avuta, cazzo, la Martina Scavi dico. Voler scrivere qualcosa e non riuscirci, perché hai un blocco creativo/artistico/simpatico/comunicativo.. è brutto.

Eppure poi arriva il giorno che passa. Basta trascurare la tv, mettere sul canale 700 di sky entrare nelle web radio e sintonizzare su Rock Nation che senza pubblicità offre a rotazione belle canzoni rock di ogni decennio. Che poi ora che ci ragiono, come fa a vivere senza pubblicità una emittente del genere? Sarebbe da andarci a fondo, ma non lo farò, perché sono pigro. Sta di fatto che in questo modo si crea la giusta atmosfera che fa venir voglia di scrivere le cose.

E così ripenso un po’ a queste ultime settimane vissute tra piccoli e grandi impegni, tallonato da problemi alla mia zampa sinistra che paiono non passare mai e proprio a tal proposito citerò un aneddoto che è la fotografia che ben inquadra il momento sfigamolle che sto attraversando.

Ennesima risonanza del 2013, la quinta se non sbaglio. Ed io non sbaglio. 

Per chi non l’avesse mai fatta, immaginate di essere infornati tramite un lettino scorrevole in un forno a legna tipo quello delle pizze, solo un po’ più tozzo. Bene. Ora prendete una grossa lavatrice industriale, un martello pneumatico e un team di muratori armati di arnesi a caso e urlate “Pronti.. Via!” .. e via tutti insieme per 25 minuti. Ecco, esattamente così.

Ebbene, ne ho fatte talmente tante che inizio a trovare una musicalità in quel frastuono disordinato. E’ diventato un genere che apprezzo più della musica Techno Hardcore e di Gigi D’Alessio, il quale, va detto per correttezza, lo metto dietro anche alla gara di rutti della festa della birra di Larciano (PT).

Per non farci mancare nulla, me l’hanno fissata a Padova. Padova non è lontana per uno che sta chessò… a Padova per esempio. Per uno che sta a Modena invece è lontana. Tanto per fare un parallelo, è come se ad uno di Padova la fissassero chessò.. a Modena, ecco, per capirci. Già… Tipo 300 km andare e tornare. 

“Vai lì alle 17,30, porta l’impegnativa, paghi e ti danno subito l’esito alla fine” – così parlò il mio medico e alla mia richiesta del nome della clinica lui categorico - “Non puoi sbagliare, uscita Monselice, ci sono subito i cartelli che ti portano alla clinica”.. Abbagliato da tanta convinzione non faccio più domande e parto. Arrivato a Bologna manco clamorosamente lo svincolo per Padova, idiota. 
Rimessomi in carreggiata proseguo, annoiato, verso l’uscita Monselice che poi ci sono i cartelli facili. 

Esco, preoccupato di non vedere alcun cartello e invece mi si para davanti un enorme insegna MEDI CLINIC con tanto di immagine della struttura. Aveva ragione lui. Seguo le indicazioni e arrivo con una manciata di minuti di anticipo alla clinica... sbagliata!!! Se non altro la receptionist si è fatta una gran risata alla mia frase di congedo: “Bene dai, anche oggi la mia figura di merda l’ho fatta, alla prossima, arrivederci!” e via verso la clinica giusta, ottenuta dopo una chiamata al doc!

Mentre aspetto il mio turno gioco a ruzzle, che mi ha ampiamente rotto le palle, ma devo ammettere che nei tempi morti svolge ancora bene la sua funzione. Certo che ogni volta a dover inanellare la noiosa ma redditizia serie di “ara-arai-are-ina-teri-aia-pia-poi..” ci si spacca la minchia. Che poi dopo mesi ancora non ho imparato che “Tera” non lo da buono e testardo lo digito ottenendo il meritato suono di errore.

Ecco la donnina chiamarmi, è giunto il momento del rumoroso esame. Ella si dimostra da subito estremamente cordiale, anche troppo.. quel tipo di persone che ci tengono a far capire la bontà delle proprie azioni e che mentre fanno le cose le dicono usando il plurale “Adesso mettiamo qui la cartelletta con tutte le documentazioni così non le perdiamo, poi compiliamo questo foglio” e lo fa lei. Cordiale si, ma ingannevole.

Il macchinario non è il convenzionale, quello a cui ho fatto riferimento prima, è un po’ diverso. Ed infatti è macchinario adatto soltanto alle articolazioni, limitatamente a quelle, ed io necessito di una più ampia sezione della gamba, dal ginocchio in giù. Appresa la notizia, la gentil donnina non si scompone ed anzi si prodiga a trovar soluzione.. e cazzo la trova. “Ne facciamo due, in due diverse sezioni”. Non lo do a vedere, ma a me pare una soluzione di una pochezza rara, un lavoro fatto un po’ col culo, raffazzonato in qualche modo. Dico che va bene.

L’infinita cinquantina di minuti per le due risonanze passa, ed io ringrazio il cielo perché dover stare immobile, nel baccano, per quanto in posizione sommariamente comoda, dopo un po’ ti crea cazzo di tensioni alla schiena e agli adduttori.. per non parlare poi se ti viene prurito al piede.. Insomma, una risonanza è per gente cazzuta, figuriamoci due!

Ringrazio la donna, che sempre con fare estremamente cordiale mi dice di attendere alcuni minuti nella sala d’aspetto, però non quella in cui aspettavo prima della risonanza, ma quella più avanti, passando il corridoio e mantenendo la destra, dove vedo la scritta ritiro esiti... e me lo ripete una seconda volta per essere ancora più chiara, ma io avevo già capito a metà della prima spiegazione, anche perché non siamo al St. Francis Memorial Hospital di San Francisco, è una clinica di Monselice, bellina ed efficiente per carità, ma piccolina. Mi avvio..

Nell’attesa dei miei esiti, un po’ teso perché spero vi siano notizie finalmente positive, mi chiedo quando e se rivedrò mai quella gentile signora e del senso di questi incontri. Persone che vedi una volta nella vita, con cui hai a che fare, scambi due battute e poi non le rivedi più. Punti di contatto fugaci che il più delle volte durano l’arco di una giornata per poi essere dimenticati tornando a casa.. chissà quando la rivedrò un cazzo, eccola che torna e dice di seguirla. La seguo confuso, magari mi vuol far parlare direttamente col dottore refertatore, forse sono un cleptomane e ho rubato delle robe, che ne so..

Arriviamo in un’altra sala medica, vedo un macchinario molto più simile alla solita risonanza e: “Guarda scusa ma..ti devi  togliere tutti gli oggetti metallici e mettere quel camice e vieni che ne facciamo un’altra” 

Facciamo? Io ne faccio un’altra! Cazzoooo.

Mi spiega che l’impegnativa parlava di caviglia, che doveva esserci scritto arto.. e che quella che andavo a fare era più completa. Si scusa ripetutamente, ma in effetti non dovrebbe, non è colpa sua.. ma si sa, certe persone, squisite, ti chiedono scusa a prescindere. Mi pesa da matti, ma mi adagio sul lettino, mi infilano, altro frastuono interminabile.. sorrido per lunghi tratti della terza risonanza giornaliera, un po’ perché voglio sdrammatizzare e un po’ perché è una risata isterica, quella che precede la pazzìa.

Terminato il terzo ed ultimo atto guardo l’orologio, le 20 sono passate da una decina di minuti. Affaticato dopo il pomeriggio trascorso tra macchina e ‘cantiere’ mi sollevo e vado a rivestirmi. Penso siano finite le beffe di quel giorno e invece ce n’è un’ultima, il colpo di coda. Visto l’orario inoltrato, il refertatore è (giustamente) andato a casa dalla famiglia, quindi gli esiti li avrò soltanto all’indomani. Bene. Neanche torno a casa con gli esiti. Avevo avvisato 50 persone che avrei fatto sapere gli esiti entro sera.. perfetto.

C’è sempre un lietofine però. E me lo regala lei, la persona più influente di quella mia giornata. La donnina d’animo buono. Si scusa per la quattordicesima volta se non sbaglio, ed io non sbaglio, e mi lascia con una frase che recita testualmente:

“Mi spiace, bastava compilare diversamente la ricetta e saresti venuto direttamente in quest’ultima macchina a fare la risonanza, dritto come l’olio”.

Dritto come l’olio. Questa me la segno, ho pensato.

mercoledì 22 maggio 2013

IL MATTINO DEL VILLAGGIO



Ho voglia di un toast. Toast e succo alla pesca. Spesso la mattina non mi è chiaro se abbia voglia di fare colazione, lo faccio perché è norma farlo, col latte di solito. Ma stamane è abbagliante la specificità della mia volontà. Il toast! E quindi sia fatta la mia volontà.

Avvicino il mio bar passando sotto dei portici che accolgono altri bar e negozi, evitando di incrociare sguardi con alcuno, che magari poi mi riconosce e attacca a parlare di calcio. Se fossi interessato al calcio avrei.. scelto il latte, no? 

Proseguo il mio cammino sin quando vengo sorpreso da una sottospecie di bisbiglio, un richiamo simile a quello con cui si riesce ad ottenere l’attenzione dei gatti ed io, felinamente, mi volto. 

Colui che ha guadagnato la mia attenzione è un bel ragazzone di colore, ben sportivamente vestito, che un po’ di soppiatto, fugacemente ammicca invitandomi a seguirlo lungo una galleria che si addentrava per i portici stessi. – Ma non ci vengo con te, perché dovrei fidarmi di uno straniero mezzo nascosto che vuole condurmi in posti loschi, ma che razza di pretesa è?  – penso – e continuando a camminare mi distraggo con considerazioni inutili ma che non posso fare a meno di fare. - Ma quanta gente riuscirà ad addescare con questo lacunoso metodo? Ma cacchio che disastro.. dovrebbe presentarsi meglio, tipo quello che ti da l’elefantino portafortuna e ti dice che è un regalo e ti riempie di complimenti e sorrisi e appena capisce che c'è margine, si trasforma in patetico poveraccio bisognoso di cash, che io la prima volta ci ero rimasto male perché credevo fortemente nel bel gesto del regaloportafortunagratis! .. Magari è ai primi passi, i fallimenti lo faranno crescere. Che poi cosa voleva vendermi, droga? Le nike? Borse di Gucci tarocche? L’elefantino? Forse un Toast!!!  – Ma poi tipo – continuo a pensare – Come fa ad essere gìà al matt…. - 

- “Basta, io non coltivo più niente, da oggi vado dal fruttivendolo. Risparmio soldi e tempo, è uno schifo andare avanti così.”

Il mio futile divagare viene distolto da questa frase, che mi fa un po’ sorridere, spesa da un vecchio pensionato che al tavolo con i suoi colleghi protesta efferatamente contro qualcosa o qualcuno. E da qui smetto di pensare al fratello africano, e passo al vecchiaccio. Mi è chiaro che il suo sia uno sfogo dettato dalla collera, forse ce l’ha coi merli che gli mangiano l’insalata, o col clima folle, o la grandine, o la smisurata crescita dei prezzi delle sementi.
Mi piace di più pensare ce l’abbia con la moglie che lo incolpa di una tale e tanta incapacità contadina da non consentirle di mettere in tavola un soddisfacente minestrone di verdure. Le donne, si sa, son così! Sia quel che sia, di sicuro ha bleffato perché..

Un pezzo di terra da coltivare per un anziano che non ha niente da fare tutto il giorno è come un cantiere di lavori in corso per un anziano che non ha niente da fare tutto il giorno e non ha un pezzo di terra da coltivare. 

Giungo al bancone del bar, soddisfatto per queste piccolezze quotidiane che, per quanto apparentemente irrilevanti, donano sfumature ai giorni, li rendono unici. Un paese, una piazza, un locale, sono elementi fissi, non rendono unico un bel niente. 

Sono le persone che li riempiono, le loro parole, i loro gesti, le loro contraddizioni, a rendere ogni giorno, un giorno diverso, unico, vivo. 

Raggiungo il tavolo e lì aspetto la colazione ordinata, seduto, mentre il giornale che mi è davanti racconta di crisi, riforme e tornado americani. Dalla cima del giornale sbuca il volto della barista. Chiudo il giornale per permetterle di appoggiare il vassoio e.. 

“Mi spiace, abbiamo finito i toast! Se vuoi abbiamo dei panini.”

Che giornata di merda.

sabato 27 aprile 2013

SCHIETTEZZE - parte prima



Sarà un pezzo schietto. Lo premetto. Mica che poi uno dice che sono un razzista, fascista, comunista. Si lo sono. Ed anche voi lo siete. Ognuno di noi è un po’ fascista, razzista e comunista. Ognuno di noi ha un vicino, un parente, un politico, un tizio a caso che detesta. Solo che determinate cose non si scrivono e dicono perché non sta bene farlo. Di solito, ma non oggi.

Io, sempre così attento a misurare le parole, a mettermi nei panni del prossimo, a porgere l’altra guancia..  realizzo che dopo un po’ le guance finiscono, i panni sono sporchi e le parole sgorgano incontrollate come acqua di fonte.

Trovo molto interessante la mia parte intollerante (Caparezza)

E allora parliamo degli zingari che han preso il mio stesso treno per Bologna; non ho niente contro gli zingari, neanche contro chi veste di stracci maleodoranti. Ma se i due fenomeni si presentano contemporaneamente sommati ad una spiccata arrogante maleducazione e all’assenza di biglietto di viaggio, beh ecco che esce il Calderoli GTI che è in me. “Ma andatevene a casa vostra a fare i vagabondi teste di cazzo.” – discorso assolutamente di cattivo gusto solo apparentemente perchè, vacca puttana, un po’ di sano amore per la mia patria ce l’ho e mi urta vedere stranieri irrispettosi fare i coglioni a casa mia. Dove sbaglio, se sbaglio? Se c’è rispetto, non c’è problema. Se c’è problema è perché non c’è rispetto.

Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico nei weekend (Woody Allen)

Una volta per tutte; la religione fonda le sue solide basi sulla mancanza di risposte certe sulla vita dopo la morte. Diciamolo: anche il Papa un minimo dubbio che siano tutte cazzate ce l’ha, ma non lo dirà mai e come lui tutti i bigotti del cazzo che hanno un qualche cazzo di timore ad ammettere che forse potrebbe non esserci niente di là. Io lo spero tantissimo, quanto voi, che Dio ci sia e sia buono e ci riservi la vita eterna, ma ho l’onestà intellettuale di prendere almeno in considerazione l’ipotesi (altrettanto probabile) che non ci sia un beato cazzo. A chi mi chiede “Tu credi?” io rispondo “No, pero se ti può interessare ci spero tantissimo. Candidamente”.

Ama il prossimo tuo come te stesso (Gesù)
Fatto. Il problema è che oggi mi sto proprio sul cazzo (Topper H.)

Vorrei brevemente mandare affanculo quel tale seduto in treno vicino a me, che ha parlato per tutto il tempo di cose altamente non interessanti culminate con una frase raccapricciante: "Catania è una piccola New York." - Si, già come no.. e poi c'era la marmotta che confezionava la cioccolata..? Imbecille.

Napoli in agosto è un po' come Parigi a maggio: ricorda Pescara in aprile. (A. Bergonzoni)

Come non citare a proposito di città, il tizio che un paio d’anni fa rivolgendosi ad un amico descriveva Venezia come una città orrenda, rincarando poi la dose definendola come il posto più schifoso sulla faccia della terra. E lo diceva da Induno Olona. Il demente.

Ma lo sai, quanti geni ed eroi sono gay, non lo sai? O non vuoi ricordare? (D. Silvestri – Gino e l’alfetta)

I gay. Siate pure gay, nessuno vi dice niente se siete gay. Ma la sensazione che ho io è un po’ questa: Voi sfilate inneggiando al bello di essere gay. Bene. Fate bene. Bravi. Lodevoli. Ma sono sicuro che se il vostro corteo incrociasse un corteo inneggiante al bello di essere etero, voi vi sentireste tipo offesi. Ecco, siete permalosi secondo me. Ghettizzati da voi stessi prima ancora che dai pregiudizi e scherni tradizionali dei diversamente gay. Ragionateci. E tu Cecchi Paone, sii gay meglio, senza rompere le palle a tutti. Una volta eri un Piero Angela, ora sei una patetica checca pettegola. E che cazzo.

giovedì 25 aprile 2013

PROFILO ATIPICO. NON FALSITA' SUL PROPRIO CONTO.



Ciao non sono Padre Pozzi, non ho 44 anni, e il mio colore preferito non è l’azzurro. Non sono nato a Reekjavik né tantomeno a Gorizia. 
Il mio gruppo preferito per cui vado matto non sono i Depeche Mode e non vedo l’ora di non andare ad un loro concerto. 
Dovessi sbilanciarmi e dire la mia canzone preferita sicuramente non direi “Io no” di Vasco, anche se c’è da dire che alcuni giorni probabilmente non mi dispiace. 
Non sono laureato in Ingegneria e questo mi ha aiutato tantissimo a non diventare un Ingegnere. 
All’oratorio per tutti non ero ‘Andy’. 
Mi piace moltissimo lo sport, sono ad esempio appassionatissimo non del rugby, tanto che appena ne ho occasione non vado allo stadio a vedere il 6 nazioni.  
Ricordo esattamente il mio primo giorno di scuola, tanto che posso dire con estrema certezza che non era una domenica. 
Ora devo andare perché non ho lasciato la macchina in seconda fila, temo che non mi diano la multa. Sarebbe già la terza volta che non la prendo sta settimana.